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LA STORIA

Il Museo Capitolare di Atri è, senza dubbio, uno dei più antichi musei ecclesiastici d'Italia.

Ho letto di "primati" per musei sorti nel 1975: che dire allora del nostro che è sorto nel lontano 1912? Fu in tale anno, infatti, che il Can. Raffaele Tini cominciò ad esporre con un certo ordine oggetti pregiati che, in verità, erano già conservati nella sacrestia della Cattedrale. Si attrezzarono più tardi altre stanze, dove furono collocate le ceramiche, i codici miniati e gli incunaboli che prima erano stipati in accoglienti casse, anch'esse notevoli per pregi artistici.

Il Museo è sistemato nei locali di un antico monastero benedettino - cistercense del XII secolo, situato a ridosso della Cattedrale, dove fa bella mostra di sé un nobilissimo Chiostro su tre lati e a due piani. In seguito, a motivo della erezione a Diocesi di Atri, divenne abitazione dei canonici, i quali vi risiedevano conducendo quasi una vita monastica.

Una consistente mole di lavori avviati nel 1954 provocò un vero e proprio sconvolgimento nell’intero complesso monumentale della Cattedrale, incluso quindi il Museo: le operazioni, dirette dal Soprintendente ai B.A.A.A.S. di L’Aquila prof. Guglielmo Matthiae, durarono ben dieci anni e furono di un’imponenza formidabile. Il Museo ne risultò radicalmente trasformato: demolite le stanze ancora esistenti nell’ala nord dell'edificio addossato al Chiostro, dove erano ubicati alcuni piccoli appartamenti e due sale del Museo, tale lato venne ricostruito ex novo e vi furono sistemati in modo più razionale gli oggetti esposti. Vi furono collocati anche gli armadi di Carlo Riccione (1690) che prima avevano la loro sede nella sacrestia e nel coro interno, demoliti per permettere lo scoprimento della facciata posteriore della Cattedrale  (foto Giuseppe Di Filippo).

Il 12 settembre 1964 la Cattedrale fu elevata da papa Paolo VI alla dignità di Basilica minore e il 15 novembre dello stesso anno riaperta al culto, in presenza di S. Eminenza il Cardinale Ferdinando Cento, Penitenziere maggiore, e del Vescovo diocesano Mons. Stanislao A. Battistelli, di autorità civili e militari e di una folla innumerevole. Contemporaneamente riprese la visitabilità del Museo, nel suo rinnovato assetto.

 

In data 24 giugno 1976, con atto rogato dal notaio Domenico Forcella, il dr. Gaetano Bindi donava al Museo Capitolare, rappresentato dall’Arcidiacono del Capitolo Can. Bruno Trubiani un “complesso di numero cento (100) ceramiche, costituito da piatti, piastrelle, vasi ed altri oggetti, prevalentemente dei Castelli (Teramo)…La donazione…è destinata alla istituzione nella città di Atri di studi scientifici, di convegni a carattere artistico e culturale e di raccolta di oggetti d’arte; il tutto al fine di promuovere tra i cittadini di Atri e cultori di ogni paese lo studio delle Belle Arti e di accrescere il decoro ed il lustro della predetta Città… Queste sale di ceramiche d’Abruzzo…sono dedicate alla memoria del Dottor Bindi Vincenzo che spese la sua vita in appassionate ricerche e sacrifici per la formazione di una mirabile raccolta, donata con esemplare liberalità dal figlio Dottor Gaetano … ”.

In seguito, il prof. Gabriello Illuminati e la sorella dr.ssa Eleonora fecero dono al Capitolo di opere lignee, bronzee e pittoriche del loro padre Tommaso, artista attivo nella prima metà del Novecento: per esse e alcune sculture del prof. Luigi Tascini, intarsiatore atriano del sec. XX, fu messa a disposizione l’ultima sezione del Museo.

Negli anni dal 1986 al 1993 sono stati organizzati i primi quattro convegni di studio sulla maiolica di Castelli e più precisamente: il primo convegno in data 22 novembre 1986 (Atri, Palazzo Acquaviva); il secondo l’8 ottobre 1988 (Atri, Palazzo Acquaviva); il terzo il 24 novembre 1990 (Atri, Palazzo Acquaviva); il quarto il 20 novembre 1993 (Atri, Teatrino Mandocchi dell’Istituto Ravasco).

I primi mesi dell'anno 1994 segnarono un'altra importante tappa nella storia del Museo allorché, grazie alla Soprintendenza competente, alla Regione Abruzzo e alla Fondazione Tercas, esso si arricchì di un nuovo impianto, definito secondo i moderni dettami della museologia, che può ben dirsi all'avanguardia per i suoi principi formativi e progettuali.

Alla riapertura, avvenuta il 2 luglio di quell’anno, l’allora direttore del Museo, Sac. Bruno Trubiani, scriveva: “Una data storica per il Museo capitolare di Atri in quanto, dopo la primitiva sistemazione avvenuta negli anni ’60 … si realizza oggi una complessa e meravigliosa opera di ristrutturazione … Il nostro Museo, rimasto a lungo chiuso al pubblico per i delicati e sapienti lavori di ammodernamento, è stato concepito e rivisitato dal profondo: le sale completamente trasformate, le luci magistralmente sistemate, sono comparse bacheche del tutto nuove, innovative nel metodo di conservazione e di esposizione …”.

Sempre nel 1994 si ultimarono i lavori del pozzo situato al centro del Chiostro esterno, tra i più interessanti dell’area teramana. Ascrivibile a due diversi periodi, il sec. XVI per la base ottagonale e il Settecento per la parte alta del giogo della carrucola (dove appare incisa la data 1763), il pozzo presentava un elevato stato di degrado, dovuto sia all’allentamento e perdita coesiva delle malte, sia alla corrosione provocata da agenti atmosferici. Effettuato il restauro delle parti lapidee e della struttura metallica sorreggente il giogo in pietra, si è provveduto a risigillare le connessioni con particolari malte e l’utilizzo di staffe e microperni in titanio. Interessante l’impiego di questo materiale, che ha permesso il quasi totale annullamento di ulteriori effetti di ossidazione, oltre a combinare un altissimo coefficiente di resistenza a caratteristiche di leggerezza di gran lunga superiori all’acciaio inox in precedenza usato. È stata anche apposta una griglia di sicurezza sull’apertura del pozzo, che consente la visione senza rischi del sottostante ambiente con volta cupolare e pilastrini, realizzato interamente in mattoni secondo la tipica metodologia costruttiva delle cisterne della zona atriana.

Il 18 novembre 1995 il Museo promuoveva il V Convegno sulla maiolica di Castelli (Atri, Aula magna “S. D’Acquisto” della Scuola media F. Barnabei) e il 22 novembre 1997 il VI Convegno, da tale edizione espressamente dedicato alla memoria di Gaetano Bindi.

Altra iniziativa di assoluto rilievo del Museo è stata il convegno “Una committenza illustre e una complessa vicenda attributiva: la Natività e la Flagellazione del Museo Capitolare di Atri”, tenutosi in Atri, presso il Palazzo Acquaviva, il 15 maggio 1999.

Nell’anno 2000, oltre al VII Convegno “Gaetano Bindi” sulla maiolica di Castelli (Atri, Palazzo Acquaviva, 6 maggio 2000), il Museo ha organizzato e ospitato dal 6 maggio al 1° ottobre la Mostra “Il 700. Un secolo d’oro delle maioliche di Castelli”, piccola esposizione ma di qualità tale da assolvere egregiamente allo scopo di far conoscere e ammirare dei capolavori raccolti da cultori privati, che hanno permesso, con grande disponibilità, di promuovere l’iniziativa. Alcune di queste opere sarebbero poi state acquisite dal Museo e dal 2010 esposte stabilmente nell’apposita sezione.

Altri tre sono finora i convegni riguardanti le maioliche castellane: l’VIII (Atri, Palazzo Acquaviva, 10 maggio 2003), il IX (Atri, Palazzo Acquaviva, 22 aprile 2006) e il X (Atri, Auditorium S. Agostino, 24 aprile 2010).

Nel periodo 2008-2009 si è proceduto al rinnovamento dell’apparato didascalico del Museo, finanziato dal Capitolo Concattedrale di Atri, curato dalla Coop. Polis di Atri in collaborazione con Alessandro Lanci - Allestimenti museali di Lanciano, e “dedicato alla memoria di Walter Pellegrini, grande amico di Atri e del Museo: dalle sue preziose e inesauribili idee ha avuto origine il progetto grafico dei lavori” (marzo 2009)”.

Finalmente, nel 2011, si è arrivati alla sistemazione definitiva: è stato rinnovato l’impianto elettrico e di allarme, installato l’ascensore e creato uno scivolo per i disabili; i locali sono stati messi in sicurezza secondo le normative vigenti e dotati di un moderno impianto di climatizzazione che permette temperature idonee sia d’inverno che d’estate. Tutti gli interventi sono stati realizzati con il cospicuo contributo della Fondazione Tercas.

Da quanto detto emerge l'importanza del Museo Capitolare: vario nelle sue sezioni, ricco per gli oggetti esposti, prezioso per i capolavori posseduti, funzionale nel percorso di visita, ma anche presente per attività divulgative nel settore artistico-culturale.

Giuseppe Di Filippo

                                                                                Direttore del Museo Capitolare

 

I VISITATORI

1 congresso Eucaristico

 

 

 

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2 congresso Eucaristico

 

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Di Iorio

 

 

 

 

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Illuminati

 

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