
MUSEO CAPITOLARE DI ATRI
Il Museo si articola oggi in otto sale con opere di vario genere provenienti in gran parte dalla Cattedrale e dalle altre Chiese atriane .
Le prime due sale contengono mobili da sagrestia, busti reliquiari, paramenti liturgici, codici miniati e incunaboli.
Le tre sale successive sono dedicate alla pinacoteca (XIV – XIX sec.): polittici, tavole, tele, statue lignee, che ornavano, oltre alla Cattedrale, altre Chiese in Atri..
Nella grande sala dell’ala orientale sono esposte le ceramiche (XVI – XX sec.), con i cento pezzi della donazione “Vincenzo Bindi” che affiancano ulteriori creazioni delle grandi famiglie di maiolicari di Castelli.
Chiudono l’esposizione le due sale dedicate rispettivamente all’argenteria sacra e alla collezione Tommaso Illuminati, opere in legno, bronzo e terracotta del sec. XX donate dai figli dell’artista.
Nel percorso museale sono compresi i due ordini esterni del Chiostro, con reperti lapidei di diverse epoche, e l’ampia cisterna romana, invaso rettangolare del III sec. a.C. che in Età imperiale fu convertito in piscina limaria collegata al soprastante complesso termale, fino al riuso per scopi di culto a partire dal X-XI sec. (primo nucleo edificatorio della Cattedrale).
Chiostro
Dall’interno della Concattedrale si accede alla biglietteria del Museo e da questa si passa al portico inferiore del Chiostro Benedettino, datato ai primi del Duecento, sebbene le colonne stroncate al di sotto dell’attuale pavimentazione nel lato nord attestino l’esistenza di un impianto ancor più antico, probabilmente della seconda metà del sec. XII.
Il Chiostro si presenta come una costruzione in laterizio a due ordini di arcate per lo più a tutto sesto, che diventano a sesto acuto in un solo lato basale.
Al centro dell’area inferiore figura un pozzo cinquecentesco a base ottagonale, abbellito con volute nel 1763. Lungo il camminamento è posizionato un ricco lapidario, con reperti di varia provenienza ed epoca storica
Cisterna Romana
Ultimato il giro del portico inferiore, da una gradinata in mattoni si scende ad un atrio con volte a crociera, risalente intorno al 1460, nel quale si possono ammirare, tra l’altro, due pregevoli mosaici pavimentali: uno del II sec. d.C., con motivi geometrici in bianco e nero, l’altro della prima metà del III sec. d.C., sempre a tessere in bianco e nero.
Da qui si accede alla cisterna romana, imponente resto archeologico che rappresenta un fondamentale elemento di studio sia delle tecniche un tempo applicate per la conservazione delle acque pubbliche, sia del destino finale delle acque termali.
Costruita nella prima metà del III sec. a.C., essa fu infatti originariamente destinata alla raccolta delle acque potabili per il servizio idrico della città, che vi giungevano incanalate da sorgenti sotterranee attraverso due sbocchi di adduzione, ancora visibili.
Il primo cambio d’uso avvenne all’epoca della realizzazione del soprastante complesso termale (I sec. a.C. -I sec. d.C.), allorché l’impianto fu adibito allo scarico delle acque reflue, più o meno calde.
Nel Medioevo, quando nella zona si avviò la progressiva edificazione della Cattedrale, la cisterna fu abbellita da un portale e quattro finestre provenienti da un edificio sacro di epoca normanna, mentre l’interno venne in seguito decorato con preziosi affreschi votivi, riferibili alla seconda metà del sec. XIV -primi decenni del sec. XV: tra essi, la Majestas Domini con il Cristo in mandorla e due gruppi di Santi e Sante
Galleria
Risalendo la medesima gradinata, da una porta a vetri immediatamente di fronte si giunge in un locale che presenta sia il secondo ingresso della struttura, lungo via dei Musei, sia la scalinata che conduce al piano superiore, sede del Museo.
Istituito nel 1912 per iniziativa di Mons. Raffaele Tini, Arcidiacono della Cattedrale e Vicario Generale della Diocesi di Atri, il Museo Capitolare occupava in origine solo le due ali ad est e a sud dell’attuale edificio, mentre negli anni Sessanta, in concomitanza dei restauri della Cattedrale, si estese all’ala nord del Chiostro superiore, in tale periodo ricostruita in luogo di alcuni vani adibiti ad appartamenti.
Nella nuova ala furono rimontati gli armadi del demolito Coro interno, esposti i preziosi paramenti in precedenza conservati negli stessi armadi e collocati i tre polittici che un tempo poggiavano sui banconi della Sagrestia, anch’essa demolita.
Il 29 maggio 1976 il dottor Gaetano Bindi donava al Museo cento ceramiche provenienti dalla collezione approntata dal padre, dottor Vincenzo. Esse arricchirono una sezione che già vantava i 40 pezzi di proprietà del Capitolo Concattedrale. Successivamente, il prof. Gabriello Illuminati e la sorella dr.ssa Eleonora fecero dono al Capitolo di opere lignee e bronzee del loro padre Tommaso: insieme ad alcune sculture del prof. Luigi Tascini, esse furono esposte nell’ultima sala del Museo.

Contatti
Entrata dalla cattedrale navata sinistra
in fondo a sinistra